Chi è il pokerista italiano a essere arrivato per primo nei top 50 del Main Event WSOP

Quando la giocabilità estrema e una atmosfera unica rendono un torneo una esperienza incredibile. Il Main Event WSOP è il torneo dei tornei per ogni pokerista, ma nella bacheca dell’ItalPoker, a oggi, è un torneo che ancora manca.

Nel 2019 Dario Sammartino arrivò a un soffio dal braccialetto più importante. Prima di lui erano approdati al tavolo finale del Main Event WSOP – quando ancora c’erano i November Nine – Federico Butteroni e Filippo Candio.

Ma nei trenta anni che sono intercorsi tra la prima edizione del Main Event WSOP e il tavolo finale del giocatore sardo, chi è l’italiano che si è comportato meglio? Vediamo subito.

 

Da Del Grosso a Minieri

Scorrendo i payout delle edizioni storiche del Main Event WSOP, il primo tricolore che abbiamo scorto nelle prime cento posizioni risale alla edizione 2005 del Main Event WSOP, la 36°.

Quell’anno in 83° posizione chiuse il torneo Marcello Del Grosso per un premio di 91.950$. Del Grosso migliorò il suo score l’anno successivo, nella edizione vinta da Jamie Gold, chiudendo in 72° posizione.

Ma a giudicare dai risultati del player che abbiamo recuperato in Internet, Del Grosso è un canadese che di italiano ha solamente le origini – al più i natali, ma si può considerare canadese ha tutti gli effetti.

Dando per buona questa lettura, il primo pokerista italiano ad aver raggiunto le prime cento posizioni del più importante torneo del mondo fu Dario Minieri.

Nel 2008, alla 38° edizione WSOP, il Darietto nazionale fu protagonista di una incredibile deep run . Il romano chiuse poi in 96° posizione per 67.535$ di premio, ma aveva aperto una strada.

L’anno successivo un altro azzurro arrivò tra i top 100 del Main Event WSOP, Davor Lanini, che chiuse in 81° posizione per una moneta di 77.200$.

 

La scalata di Montagna

I tempi stavano diventando sempre più maturi. L’anno successivo a trovare l’incredibile exploit al Main Event WSOP fu un trentenne di Reggio Emilia, Corrado Montagna.

‘Dedde’, questo il soprannome del barista, nelle prime battute del torneo si trovò a incrociare le carte al tavolo con Phil Ivey, di cui al tempo ignorava l’esistenza. Agli annali restò la sua domanda: “Ma chi è sto qua che rilancia sempre?” che a un certo punto rivolse agli amici nel rail.

Senza farsi intimorire dalla presenza di Ivey, Montagna tirò dritto e riuscì ad accedere al day 7 del Main Event, giornata in cui riuscì a sopravvivere cinque ore. Poi trovò l’eliminazione in all-in preflop con coppia di dieci contro la coppia di jack avversaria.

Il 43° posto finale valse al reggiano una moneta di 178.857$. Montagna aveva detto che in caso di vittoria avrebbe regalato il bar di cui era proprietario. Alla fine non cambiò lavoro ma con il bottino vinto continuò a giocare tornei di poker live per qualche anno: il suo ultimo in the money risale al 2012.

 

I tavoli finali dell’ultimo decennio

Montagna fece da apripista e diede un contributo fondamentale alla rottura di quello che per il poker italiano stava diventando una sorta di tabù.

L’anno dopo, gli entusiasmi sollevati da ‘Dedde’ nella comunità pokeristica italiana si moltiplicarono esponenzialmente quando Filippo Candio diventò November Nine.

Al termine di un tavolo finale memorabile, di cui alcuni frammenti sono ancora oggi cliccatissimi su YouTube, il sardo chiuse il Main Event WSOP in quarta posizione per più di tre milioni di dollari di premio.

Dopo il tavolo finale sfiorato da Sergio Castelluccio nel 2013, nel 2016 ad arrivare all’ultimo tavolo del torneo più importante del mondo fu Federico Butteroni, che chiuse in ottava posizione.

Poi l’epica cavalcata di Dario Sammartino nel 2019 che terminò proprio quando sembrava destinata a sfatare l’ultimo tabù del poker italiano, ossia la vittoria finale del Main Event WSOP.

I tempi oggi sono più che maturi per la vittoria più importante.

Author: blogadmin

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