Il re della moda svedese scommette €5.5 milioni su Unibet e…

E’ considerato un riferimento della moda svedese: si tratta di Per Holknekt, fondatore di Odd Molly società leader nella vendita al dettaglio di abbigliamento e accessori in Scandinavia. Una sorta di “Zara” in salsa nordica.

E’ un imprenditore di successo dal 2002, nonostante abbia perso tutto negli anni ’90 per una brutta caduta nell’alcol. In poco tempo si è riatto con gli interessi ma dal 2005 al 2017 è caduto nel vortice del gioco d’azzardo problematico.

Il gambling deve essere un divertimento, se si trasforma in un’ossessione con ricadute finanziarie, meglio fermarsi subito, farsi aiutare e magari chiedere anche un supporto di uno specialista. L’imprenditore sembra sia uscito definitivamente dal tunnel.

La citazione contro Unibet

Il 25 luglio Holknekt ha presentato una causa al tribunale distrettuale di Stoccolma contro la società madre di Unibet: Kindred Group. La sua richiesta per un risarcimento danni arriva fino a 10 milioni di corone svedesi, pari circa 1 milione di euro.

Secondo la documentazione depositata dal giocatore: “La società di gioco d’azzardo ha deliberatamente ignorato la dipendenza dal gioco del player e attraverso incentivi costanti ha peggiorato la sua situazione finanziaria”,

Quale verità processuale?

A quale versione credere? I giudici dovranno ricostruire la verità processuale, con il supporto di prove documentali e testimoniali. Ci sono casi nei quali le società dell’online purtroppo abusano di players problematici ma ci sono anche episodi che sono gli stessi giocatori che, per recuperare le perdite, si aggrappano a scuse.

Lungi da noi dall’esprimere un giudizio sul caso singolo, ma esiste fino a prova contraria la presunzione d’innocenza. In questo caso non siamo nel campo però del diritto penale ma solo civile.

In tutti i casi è sempre molto difficile stabilire una linea netta che può dividere il bianco dal nero nel giudizio di una vicenda simile.

Holknekt: “sono stato un giocatore problematico, se ne sono approfittati”

Holknekt ha parlato in modo aperto del suo problema di dipendenza con l’azzardo. Ha ammesso di aver scommesso 55,5 milioni di corone (circa 5,5 milioni di euro) solo sul sito Unibet.

Dal 2005 al 2019 ha perso 26 milioni di corone, 2,5 milioni di euro.

Secondo la sua versione, Kindred avrebbe (ma il condizionale è d’obbligo perché non vi sono conferme) alimentato il suo problema con il gioco, incentivandolo a scommettere sempre di più (attraverso bonus e programmi fedeltà?). Tutto questo mentre stava perdendo milioni, ha affermato l’imprenditore.

Purtroppo, non stiamo parlando del caso singolo ma in generale, molti vip manager dei casinò online hanno la cattivissima abitudine di incentivare giocatori problematici con forme di bonus e altri premi (viaggi a eventi sportivi per esempio) pur di fare in modo che continuino a gamblare sui loro siti.

Perché è giusto limitare al massimo incentivi a giocatori problematici

Tale condotta è fortemente combattuta dalla Gambling Commission britannica che ha riservato multe milionarie a diversi bookmakers online, con cifre record. La nuova legge sul gioco in UK (White Paper) includerà diversi divieti e limiti forti agli incentivi da concedere ai giocatori high roller (viaggi regalo etc).

Questa è senza dubbio una piaga che l’industria del gioco online deve cercare di debellare: è necessario vietare incentivi di ogni tipo per players che hanno perso molti soldi. E una misura che va rafforzata è quella dell’autoesclusione.

Holknekt non si è vergognato nell’esternare la sua dipendenza: “ogni puntata era una mia decisione ma essendo un serio tossicodimente dal gambling, sapevano assolutamente come giocare con me per massimizzare il massimo profitto possibile”.

Naturalmente la sua versione dei fatti dovrà essere supportata da prove in tribunale.

Per Holknekt Unibet

La minaccia di querela e la risposta perentoria di Unibet: “rispettiamo la legge”

L’azione giudiziaria era stata anticipata con minacce, neanche tanto velate, nel 2020 dall’imprenditore, in un’intervista al quotidiano finanziario Dagens Industri.

Lo stesso anno, Holknekt ha pubblicato un comunicato stampa in cui affermava che attraverso “un’analisi approfondita dei dati” aveva scoperto “un’ampia gamma di carenze di controllo e irregolarità nel modo in cui [Unibet] esamina e sfrutta la dipendenza dal gioco dei suoi clienti”, che ha minacciato di esporre.

In risposta, un portavoce di Unibet ha detto al tabloid economico svedese Resumé che la società ha rispettato le normative sulle licenze.

“Non evitiamo discussioni basate sui fatti”, ha affermato il portavoce. “Ma non rispondiamo a minacce dirette o ricatti. È una forma di comunicazione che evitiamo”.

La storia di Holknekt

Holknekt è un personaggio molto particolare. Negli anni ’80 era un famoso skateboarder e ha lanciato anche un brand di abbigliamento giovanile per skater e ha fondato una rivista dedicata allo sport. Purtroppo negli anni ’98-99 aveva una forte dipendenza dall’alcool, perse tutto e tirava avanti vendendo giornali per strada.

Ritrovata la retta via, nel 2000 ha partecipato alla prima stagione del Grande Fratello arrivando quinto in Svezia. Questa esperienza gli ha ridato slancio e con la stilista Karin Jimfelt-Ghatan ha lanciato nel 2002 Odd Molly che è stata la sua fortuna.

La ricchezza però gli ha fatto perdere di nuovo la strada maestra ed è diventato uno dei clienti VIP di Unibet.

L’uscita dal tunnel e la causa milionaria

Per fortuna, Holknekt, dopo aver lottato per 15 anni dalla sua dipendenza, è riuscito a riprendersi nel 2019 e ha bloccato qualsiasi tipo di canale che lo potesse indurre a continuare a giocare, avendo un serio problema di dipendenza e scarso controllo sulle sue debolezze.

Il 25 luglio ha depositato la causa, con un fascicolo di 25 pagine con la pretesa di essere risarcito per circa un milione di euro. L’imprenditore ha accusato il sito di una lunga lista di carenze nel controllo e di irregolarità. Dal suo punto di vista Unibet sfrutta a proprio vantaggio le debolezze e dipendenze dei propri clienti.

Unibet e Kindred Group non hanno rilasciato commenti in merito alla causa ma tali accuse per ritenersi credibili dovranno avere il supporto di prove giudiziali.

Author: blogadmin

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