“La mano della svolta e quella del rimpianto”

Appena pochi giorni fa Biagio Morciano ha tenuto l’Italia del poker incollata a video e schermi nella caccia a un insperato braccialetto, oggi è già tornato a lavorare nel suo bar a Tricase, in provincia di Lecce. La storia dell’italiano che finora – Sammartino a parte – è andato più vicino al trionfo nelle WSOP 2022 è di una meravigliosa semplicità, ma mai banale.

“La tentazione di rimanere anche per il Main c’era, ma per uno come me 12 giorni continuativi lontano da casa sono tanti, quindi va bene così”. Biagio esordisce così al telefono, rispondendomi – nel classico rumore di fondo di un bar, dove le macchine da caffè e il vociare dei clienti si uniscono in un confortevole clangore – alla prima domanda che non poteva che essere “Come mai non sei rimasto per il Main?”

Il racconto del Senior Championship di Biagio Morciano

“Questo era il secondo Senior che giocavo. Il primo lo avevo giocato a 54-55 anni, oggi ne ho 60 e avrei anche potuto giocare il Super Senior, se fossi rimasto. Ti dirò che lo avrei fatto volentieri perché sicuramente il field sarà stato anche meno impegnativo rispetto al Senior”.

Ovviamente spingo per approfondire questo aspetto e vengo accontentato: “Nei primi livelli si possono fare chips con una certa facilità, c’è gente che fa dei bluff veramente a caso e che comunque è molto leggibile per chi ha una minima idea del gioco. Poi certo, io al secondo livello ero rimasto con 2500 su 25000 di partenza. Ma poi ho fatto triple up e tutto è tornato sui binari giusti”.

La mano della svolta

“Se dovessi scegliere la mano della svolta te ne direi una che è apparentemente banale, ma per me ha significato molto. Eravamo a fine day 3 e avevo appena perso un cooler mostruoso, dopo avere settato i miei 88 su flop 89T e in cui il signore che poi è arrivato terzo ha mandato i resti con AQ. Turn 7, river J e resto con le briciole.

Vinco un allin da shortissimo e risalgo a 8 bui, ma ero di big blind. Quello prima di me apre 2,5x, io faccio finta di guardare le carte e vado allin. Lui tanka per 3 minuti circa, poi incredibilmente folda. Alla fine avevo J2, ma grazie anche a quei 3 bui guadagnati sono risalito un po’ e ciò mi ha permesso di raddoppiare bene qualche mano più avanti.”

E quella del rimpianto

Biagio ne ha viste troppe per cadere nella classica lamentela del pokerista, però lo incalzo e mi racconta l’unico cruccio che si porta dietro. “La mano che ha di fatto decretato la mia uscita è standard, perché dopo dopo fold degli altri due il mio avversario sullo small blind manda resti per 9 milioni. Io ne ho circa il doppio su blind 1,2 milioni e A6 in mano, non posso che chiamare. Lui, che è sempre il solito della scala chiusa al river con AQ (Charles Mitchell, ndr), stavolta ha coppia di 10 e non trovo assi sul board. La cosa che mi lascia rimpianti è che il superchipleader che apriva tutte le mani, stavolta folda da bottone e poi dirà di avere avuto Kx. Se avesse aperto e Mitchell avesse pushato, io con A6off mi sarei fatto i fatti miei. E sul board poi è uscito un K….

“Però non mi lamento, credo di aver dimostrato di non stare lì ad aspettare gli eventi. In generale al final table eravamo più o meno tutti sullo stesso piano, a parte Kathy (Liebert, ndr) che è di un altro livello.”

La nuova location

A un veterano delle WSOP non posso non chiedere un parere sulla nuova location. “Per chi come me aveva già fatto 7-8 trasferte, inizialmente un po’ di nostalgia dell’atmosfera del Rio c’è stata. Ma solo all’inizio, perché poi tutto è nettamente meglio. Poi camere grandi e confortevoli, grande scelta anche di posti per mangiare. E non dimentichiamo che, essendo sulla Strip, non devi prendere il taxi per spostarti ovunque come accadeva ai tempi del Rio. “

I soldi, le tasse e Max

E si finisce a parlare di soldi. Forse Biagio non sapeva di essere l’italiano che ha vinto il premio più alto a queste WSOP, se si esclude il magnifico podio di Dario Sammartino nel 100k, così glielo rammento e Biagio approfitta per un ringraziamento: “Devo ringraziare pubblicamente Max Pescatori perché mi ha aiutato moltissimo, facendomi da interprete con il personale del cash out. Senza di lui sarebbe stato tutto più complicato, ma è stato davvero disponibile”.

“Cosa avrei risposto se mi avessero detto che sarei stato l’italiano più vincente dopo Sammartino? Avrei firmato col sangue! Per il discorso tasse ancora non so, ho messo tutto in mano a un fiscalista ma credo che dovrò versare almeno il 30%. Cosa farò col resto? Sicuramente un regalo alle mie figlie, e poi penso che userò una parte dei soldi anche per sanare qualche piccola situazione con l’Agenzia delle Entrate. Chi fa l’imprenditore e soprattutto questo mestiere sa che c’è sempre qualcosa da mettere a posto…”

Immagine di copertina: Biagio Morciano (courtesy PokerNews & Hayley Hochstetler)

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Author: blogadmin

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