Nik Grieco e il fold degli assi all’EPT Montecarlo: tu che avresti fatto?

Chi conosce il poker ne avrà già imparato una delle lezioni più importanti, mentre chi ancora non la conosce farà bene a memorizzarla: nel poker non esiste la parola “mai”. Tutto è da mettere in relazione al contesto, perciò non fidatevi di chi abusa delle parole “sempre” o “mai”, poiché il nostro è e rimarrà sempre un gioco situazionale. Un amatore poco esperto potrebbe pensare “io non folderò mai gli assi”, ma in realtà quello di passare i pocket rockets è qualcosa che presto o tardi tutti sono costretti a fare, qualche volta. Certo farlo in un teatro di altissimo livello come il Main Event dell’EPT Montecarlo fa una certa sensazione, ma alla fine Nicola “Nik” Grieco ha fatto semplicemente ciò che andava fatto. Vediamo cosa è successo al giocatore pugliese.

Nicola Grieco e gli assi foldati al day 2 dell’EPT Montecarlo

La mano

Siamo nel corso del day 2 del 5.300€ EPT Montecarlo, precisamente durante il livello numero 12: 1.000/2.000 con bb ante 2.000. Nicola Grieco apre le danze rilanciando da early position e ricevendo ben 3 call: Eric Sfez da middle, Matias Ruzzi da small blind e Leo Margets da big blind.

Si va al flop in un 4-way che è già interessante, poiché sul piatto ci sono già più di 20mila fiches. Il dealer serve k 10 3 e la parola passa subito a Nik Grieco, dopo il prevedibile check dei blinds. Il giocatore di Cerignola punta 17.500 e qui accade qualcosa di abbastanza insolito: chiama Sfez, Ruzzi va allin per circa 61mila totali e La Margets lo imita, isolandosi per 75mila chips totali.
La parola torna a Grieco che si prende una bella manciata di secondi, prima di decidere per il fold. Così fa anche Sfez e pertanto si va allo showdown:

L’argentino Ruzzi mostra a 6
La spagnola Margets gira j q

Una volta che sono state girate le carte, Nik Grieco svela al tavolo di aver foldato gli assi. Per la cronaca il turn 9 è benedetto per Leo Margets, che chiude la sua scala ed evita anche le carte a picche sul river che è un 7 , per effetto del quale Ruzzi è eliminato e la bella pro iberica sale con decisione nel chipcount.

Ma Nik Grieco avrà avuto davvero gli assi? E ha fatto bene a foldarli?

A una di queste domande non c’è risposta, all’altra sì. Realisticamente è impossibile sapere se Grieco avesse davvero gli assi in quello spot, sia perché i giocatori sono generalmente restii a dire la verità sulle loro carte, sia perché lo stesso Grieco non è mai stato uno molto avvezzo a certe rivelazioni. Ad ogni modo ci interessano di più altri aspetti: la sua azione è del tutto coerente con la mano che ha poi dichiarato. Ma, soprattutto, foldare gli assi è probabilmente la mossa migliore da fare sul lungo periodo.

Sappiamo bene che gli assi hanno un’equity di circa l’85% di vincere contro 2 carte random, preflop. Quest’ultima precisazione è doverosa quanto elementare, poiché alcuni giocatori alle prime armi tendono ad innamorarsi decisamente troppo di percentuali che magari non si adattano affatto al contesto che si trovano ad affrontare. Già affrontare un ipotetico allin preflop con gli assi ma contro 2 avversari fa scendere nettamente l’equity di AA, e più sono gli avversari coinvolti più la stessa equity si abbassa. Oltretutto qui non siamo più preflop ma su un flop di quelli che si definiscono “iperconnessi”.

Provando ad assegnare dei range realistici a Ruzzi (che rilancia allin per circa 30bb) e a Margets (che si isola a sua volta per circa 38bb), i due ipotetici assi di Nik Grieco qui non si troverebbero molto bene. Fra possibili set e progetti vari, considerando anche i vari scenari in cui i due avversari si sottraggono outs a vicenda, l’equity di AA qui si aggira intorno al 36% o poco più.

Diciamo subito che assegnare dei possibili range ai due avversari di Grieco non è esattamente il nostro lavoro. O meglio, possiamo provare a farlo per divertimento ma senza alcuna pretesa di attendibilità, visto che chi vi scrive è davanti a un computer mentre i protagonisti sono lì con le loro ore passate a giocare l’uno contro l’altro, accumulando history e dunque informazioni. Analogamente, non siamo in grado di conoscere l’idea che gli avversari avessero di Grieco, e pertanto il conseguente range (Più stretto? Più largo) che potrebbero decidere di applicare qui.

Grieco aveva le odds per chiamare?

Andiamo a vedere di capirci qualcosa di più affidandoci in primis alla matematica. Nicola aveva messo già 17500 in un piatto di cui non conosciamo precisamente l’entità, ma che possiamo approssimare in circa 20.000. Dopo i due allin, il pugliese avrebbe dovuto aggiungere 57.500 per vincere un piatto che, a quel punto, sarebbe diventato da 231mila. Calcolatrice alla mano, a Nik Grieco per fare un buon call sarebbe servita un’equity di almeno il 24,9%.

A carte viste, invece, in quell’allin a tre gli AA dell’italiano avrebbero avuto una equity del 54,7%. Ma questa è solo una curiosità di quelle che lasciano, come si dice, il tempo che trovano. Quello che ci interessa è un altro aspetto: anche nelle ipotesi più prudenti o pessimistiche, difficilmente qui l’equity di Grieco starebbe sotto al 35-36%. Sappiamo dunque che, considerando solo l’aspetto matematico, il call non sarebbe ipotesi errata.

I vari scenari di Grieco

Dunque è sbagliato il fold? Non è semplice dirlo, perché il mero calcolo delle odds è un elemento importante nel prendere le decisioni, ma non l’unico.

Sappiamo che, foldando, Grieco è rimasto con 120mila fiches, equivalenti a circa 60bb in quel momento. Uno stack assolutamente competitivo, ma rimane da sapere come sarebbe andata in caso di call e piatto vinto, e di call e piatto perso.

  • Facendo call e perdendo il piatto, Grieco sarebbe rimasto con 62.500 chips, ovvero poco più di 30bb al momento in cui si è svolto il colpo.
  • Facendo call e vincendo il piatto, Grieco sarebbe salito fino a 293.500 chips, ovvero quasi 150bb.

Giusto? Sbagliato? Non c’è una risposta univoca, anche perché tante sono le considerazioni da fare e ognuno affronta i tornei con una determinata propensione al rischio. Per alcuni giocarsi un colpo così lontano dalla zona premi (mancavano circa 100 eliminazioni allo scoppio della bolla) è parte del gioco, per altri un rischio del tutto evitabile.

E in caso di AA con asso di picche?

C’è poi un altro aspetto relativo alla situazione, da “depurare” rispetto a quanto accaduto nella presente mano. Ovvero, sappiamo che Nik Grieco non poteva avere l’asso di picche, in quanto lo aveva in mano l’argentino Ruzzi. Ma la sua decisione sarebbe stata la stessa in caso di coppia di assi con a ? A un primo impatto avere l’asso di picche in mano parrebbe spostare leggermente la decisione verso il call, in quanto staremmo “blockerando” diverse combo di progetti a colore e scala che consideriamo pericolose. Tuttavia bisogna considerare un altro aspetto: se avessimo coppia d’assi con asso di picche, i range dei nostri avversari che hanno fatto quelle mosse aggressive (shove e re-shove) dopo la nostra continuation bet, sarebbero più sbilanciati sul valore. Dunque, a ben vedere, avere l’asso di picche in mano avrebbe dovuto aiutare a foldare con più serenità.

In definitiva ci sono le considerazioni già fatte sulla mancanza di info essenziali per potere determinare i range dei protagonisti con una migliore approssimazione. Rimane dunque un gioco teorico sulla situazione in sé, ovvero: immaginando di essere nei panni di Nik Grieco e di aver giocato la mano come lui ha fatto fino al flop, voi cosa avreste fatto con gli assi?

Author: blogadmin

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