quando l’Italia del poker non dormì per Antonio Buonanno

La vittoria epica di Buonanno. “N’abbiamo fatt’ nient’, Umbè“. Se queste parole hanno rievocato nel lettore una specie di colpo al cuore che lo ha riportato indietro di qualche anno, beh, allora il poker ve lo siete goduti fino in fondo.

La cavalcata più seguita di sempre

I titoli dell’European Poker Tour, poi tramutati in PokerStars Championship, per poi tornare al marchio originale EPT, hanno avuto per noi italiani un sapore speciale.

Indimenticabile quello di Salvatore Bonavena, Mr EPT, che appose il primo prestigioso sigillo in quel di Praga nel dicembre del 2008, dando vita ad uno dei finali a 3 left più appassionanti e pieni di pathos della storia del poker moderno. In quella occasione Salvo mise in tasca un simpatico assegno da €774.000.

Le dirette televisive, allora commentate da Alberto “Grandealba” Russo che alternava sapientemente i suoi ospiti, non avevano ancora il seguito che avrebbero avuto più tardi. Il boom del Poker stava cominciando a prendere forma, ma quella vittoria diede una spinta decisiva al movimento nostrano.

Qualche anno più tardi, invece, quando i numeri erano di tutt’altra natura, un signore pacato, distinto, l’esatto opposto del giocatore di “taglia” ultra giovane che talvolta incontri ai tavoli live di oggi, fece il miracolo di tenere sveglie migliaia e migliaia di persone che resistettero al peso del fuso orario in una mattinata di un lunedì di otto anni fa.

Streaming atipico

Parliamo di Antonio Buonanno al Main Event Gran Final della stagione numero 10 dell’EPT Montecarlo. Il Buy In era di €10.600, pagato da un totale di 650 artisti della carta, che misero a referto un montepremi di 9 milioni scarsi.

La fetta più grossa di quella torta, prese una destinazione diversa da quella assegnata alla vigilia del testa a testa conclusivo che Antonio Buonanno giocò contro il temibile inglese Jack Salter… Il signore del triangolino.

Fu un diretta atipica, quelle che venne affidata a chi vi scrive e a Ugo Ambrosio, che per una sola tappa sostituì Antonio Graziano occupato, per una volta, in altre faccende.

Quel heads up fu atipico per almeno un altro motivo ancora. Durante tutto il Final Table, la platea che lo seguì dal vivo, fu non presentava italiani. Avevano già fatto le valigie. Tutti.

Un peccato, anche perché abbiamo visto in altre occasioni, vedasi lo straordinario corollario di italiani che si strinse attorno a Dario Sammartino, secondo alle WSOP Main Event del 2019. Una banda del genere avrebbe fatto impallidire la mezza dozzina di tifosi e amici di Jack Salter, seppur, comunque presenti, rumorosi e festanti.

Dario Sammartino capo della curva. Courtesy Pokernews & jamie Thompson

Il trionfo di Buonanno

Fu un heads up epico, pieno di capovolgimenti di fronte e la sua durata fu clamorosa. Nessuno dei due, anche in virtù di un accordo che non arrivò mai, voleva arrendersi.

Buonanno, senza la possibilità di farsi dare una mano per un deal in sala, essendo essa scevra di italiani, si tenne in contatto con Umberto Vitaliano.

La frase “N’abbiamo fatt’ nient’, Umbè“, rimane una delle più iconiche della storia del nostro poker. Andava a sottolineare l’ultimo tentativo andato a vuoto per il raggiungimento dell’accordo a due stesso.

Si giocò, per volere di Salter, convinto delle proprie potenzialità e fin troppo esoso nella richiesta della parte di polpetta a lui destinata.

La diretta streaming fece segnare il record di ore trascorse ai tavoli. Ma quello più significativo fu quello dei dati di chi seguiva da casa.

Gente costretta ad uscire da casa per andare a lavoro, dopo aver passato una notte insonne. L’ultimo river, quello favorevole a Buonanno, fatto atterrare dal dealer quando erano le 8 meno un quarto.

Un trionfo lungo 16 ore e 40 di Tavolo Finale.

Indimenticabile.

Author: blogadmin

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